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Pinax
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top
Un mwdgpinax, al plurale mwdwpinakes, (mweain greco πίναξmweq?, plurale mwegπίνακες) è, nell'uso dell'archeologia moderna, una tavoletta mwewvotiva in mwfalegno dipinto o un bassorilievo in mwfqterracotta, mwfgmarmo o mwfwbronzo generalmente appeso sulle pareti dei santuari o sugli alberi sacri nell'mwgaantica Grecia.
Originariamente il termine indicava genericamente una tavola o quadretto dalla superficie piatta, in particolare una mwggTavoletta cerata usata per scrivere. Per estensione il termine è andato ad indicare le immagini votive appese nei santuari.
Contents
• Note
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Uso e materiali
I mwjapinakes furono, nel mondo artistico di cultura greca, ideati e prodotti generalmente per la devozione alle divinità; nella maggior parte sono d'ottima fattura artistica ed animata raffigurazione, originariamente anche abbellita da colori vivaci di cui restano solo poche tracce su alcuni quadretti. In particolare a causa della deperibilità del materiale, i mwjqpinakes dipinti su tavoletta in legno ritrovati hanno generalmente perso praticamente ogni traccia delle loro immagini, fanno eccezione le mwjgtavole di Pitsà, quattro mwjwpinakes rinvenuti in una grotta consacrata alle ninfe nei pressi di Pitsa, un piccolo villaggio sul mwkqgolfo di Corinto, nei pressi di mwkgSicione.cite-ref-1[1]
I mwmapinakes sagomati in terracotta erano prodotti in serie usando forme e venivano dipinti in colori brillanti. Quelli in marmo erano incisi individualmente, mentre quelli in bronzo era fusi usando la tecnica della mwmqcera persa.
Sono sopravvissuti anche alcuni esempi in oro risalenti al mwmwVII secolo a.C. realizzati sull'isola di mwnaRodi in mwnqstile dedalico e rappresentanti divinità, in particolar modo mwngArtemidecite-ref-2[2]
Spesso avevano due fori per far passare una corda con cui sospenderli. Sulle pitture dei mwpavasi sono rappresentati appesi ai muri del tempo o sospesi sugli alberi nell'area del santuario. L'architetto romano mwpqVitruvio menziona i mwpgpinakes nelle mwpwcelle dei templi e anche in possesso di privati. Queste collezioni erano definite mwqapinacotheca mwqqπινακοϑήκη, da cui mediante il mwqglatino mwqwpinacoteca deriva l'italiano mwrapinacoteca per definire una galleria o museo in cui sono esposti quadricite-ref-3[3].
Principali ritrovamenti
In mwuaMagna Grecia furono prodotti tra il mwuq490 e il mwug450 a.C. principalmente nelle mwuwpoleis di mwvaLocri Epizefiri, mwvqMedma, mwvgHipponion e mwvwMetauros. Altri mwwapinakes sono stati ritrovati in Sicilia, presso mwwqFrancavilla di Sicilia.
Molte delle raffigurazioni in mwwwbassorilievo pervenute riguardano la devozione a mwxaPersefone, la dea rapita dal dio dell'oltretomba mwxqAde, il quale la portò negli mwxginferi per sposarla ancora fanciulla. Un considerevole numero di esemplari di mwxwpinakes è custodito presso il mwyaMuseo nazionale della Magna Grecia di mwyqReggio Calabria dove in circa centosettanta modi diversi sono rappresentati i vari momenti del mito: il ratto di Persefone, i preparativi per le nozze, i due sposi in trono, la raccolta della frutta, etc.
Dall'analisi del materiale trovato, si desume che per poter soddisfare la grande richiesta di questo tipo d'offerte votive, i quadretti venivano prodotti in serie, utilizzando matrici. Tutte le offerte divenute numerose ed ingombranti, dopo essere state ridotte in pezzi venivano accantonate in fosse di deposito nelle adiacenze del santuario dagli addetti al culto, che attuavano un rito tradizionale consacrandole alla divinità e impedendone il riutilizzo, altrimenti sacrilego. Per questo motivo nessuno dei mwywpinakes ritrovati oggi è integro, ma al più riassemblato.
Un altro grande gruppo di oltre un migliaio di mwzqpinakes in terraccotta è stato ritrovato nel sito di Penteskouphia poco fuori mwzwCorinto. Questi sono principalmente conservati presso lo mwaaAntikensammlung Berlin, con alcuni esempi Corinto e altri al mwaqLouvre. Oltre alle solite scene religiose, principalmente mwagPoseidone, mwawAnfitrite, mwbaAtena ed mwbqErmes, altre mostrano cavalieri, guerriere, battaglie navali e diverse rappresentano vasai al lavoro.cite-ref-4[4] Berlino possiede anche un piccolo gruppo di frammenti dal cimitero di mwcgCeramico ad mwcwAtene many by the painter mwdaExekias.cite-ref-5[5]
Arte etrusca
Nelle tombe etrusche sono state trovate placche in terracotta molto più grandi di quelle tipiche dell'arte greca. In alcuni casi formano una serie che crea l'effetto di un muro portatile di pitture. A differenza di quelle greche, le famiglie etrusche facoltose, spesso facevano realizzare tombe con muri dipinti. La tomba "Boccanera" nella necropoli di Banditaccia a mwmgCerveteri conteneva cinque pannelli alti quasi un metro risalenti a circa il mwmw560 a.C., ora conservati nel mwnaBritish Museum. Tre di essi formano un'unica scena, apparentemente il mwnqGiudizio di Paride, mentre gli altri due erano posti ai lati dell'ingresso e rappresentano delle mwngsfingi poste a guardia della tomba. Frammenti di pannelli simili sono stati trovati nei centri cittadini, probabilmente appartenenti a templi, case di famiglie importanti e altri edifici, i cui soggetti includono scene di vita comune.cite-ref-6[6].
Note
cite-note-11. ↑ mwqqmwqgBoardman 1993,mwqw pp. 69-70.
cite-note-22. ↑ mwrwmwsaBoardman 1993,mwsq p. 33.
cite-note-33. ↑ citereftreccani-pinacotecamwtqmwtgpinacoteca, in mwtwTreccani.it – mwuaVocabolario Treccani on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
cite-note-44. ↑ mwva(mwvqmwvgEN) mwvwmwwaVotive tablet, su mwwqLouvre. mwwgURL consultato il 6 marzo 2018 mwww(archiviato dall'mwxaurl originale il 12 marzo 2018).
cite-note-55. ↑ mwyamwyqmwygCommons category "Pinakes by Exekias at the Antikensammlung Berlin", su mwywcommons.wikimedia.org.
cite-note-66. ↑ mwzwmw0aWilliams 2009,mw0q pp. 242-243.
Bibliografia
• citerefboardman-1993(EN) John Boardman (a cura di), The Oxford History of Classical Art, OUP, 1993, ISBN 0198143869.
• citereforlandosA. K. Orlandos, PITSÀ, in Enciclopedia dell'arte antica, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1965.
• mw1wE. Lissi Caronna, C. Sabbione e L. Vlad Borrelli (a cura di), I Pinakes di Locri Epizefiri, voll. I-III, Roma, Società Magna Grecia, 1999-2007.
• mw2qF. Vistoli, I pinakes di Locri Epizefiri. Musei di Reggio Calabria e Locri, in Archivio storico per la Calabria e la Lucania, LXXV, 2008-2009, pp. 199-213.
• citerefwilliams-2009(EN) Dyfri Williams, Masterpieces of Classical Art, British Museum Press, 2009, ISBN 9780714122540.
Voci correlate
Altri progetti
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Collegamenti esterni
• citereftreccani-itpinax, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
• citerefsapere-itpínax, su sapere.it, De Agostini.
• citerefenciclopedia-dell-arte-anticaPaolo Moreno, PINAKES, in Enciclopedia dell'Arte Antica, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1965.